Perdere un padre, il mio
Perdere una persona è un fatto destabilizzante, che però fa parte del ciclo naturale della vita.
Perdere un genitore equivale anche alla perdita di una guida, il cui amore universale e totalitario non proveremo mai più nella nostra vita, né con i nostri compagni/ compagne, figli o amici.
Chi si interesserà da ora in avanti davvero a noi? Chi ci chiamerà per sapere se siamo arrivati sani e salvi a casa? Chi ci chiederà se abbiamo mangiato? Se stiamo bene, se siamo preoccupati o se va tutto bene?
A chi potremmo confessare le nostre colpe, incertezze, dubbi senza essere giudicati?
Quando muore un padre o una madre, si smette all’improvviso di essere figli, e si diventa di colpo ORFANI.

Perdere un padre. Il mio matrimonio
Mio padre è venuto a mancare una mattina di novembre, così improvvisamente nel sonno, forse nel modo migliore in cui un essere umano possa andarsene da questa vita, ma sicuramente il modo peggiore per noi familiari, per metabolizzarne il lutto.
Con la sua dipartita non solo ho perso il pilastro della mia vita, ma ho perso anche il mio compagno di giochi, di battute e prese in giro bonarie, e di viaggi….
Eh, si è proprio grazie a lui e a mia madre che ho questa passione nel viaggiare…
Il mio primo viaggio all’estero è stato con loro a fine degli anni 80’, quando decisero così, senza una reale meta da raggiungere, di partire durante le festività natalizie verso la Costa Brava in Spagna.
All’epoca non c’erano i navigatori satellitari come adesso, non c’erano le app sullo smartphone (non c’era proprio lo smartphone in realtà), o i traduttori simultanei….
Ma solo la voglia di viaggiare e mettersi in gioco in autonomia, e senza aver prenotato niente, ci mettemmo in macchina e partimmo alla volta di Lloret de Mar, con semplici cartine geografiche e una vaga idea di dove dirigersi….
Inutile dire che quella è stata la prima delle tante avventure che ho fatto con mio padre a giro per il mondo o in Italia….
Mi ricordo ancora all’inaugurazione del parco di divertimenti di Mirabilandia, c’erano le Montagne Russe più alte d’Europa per l’epoca, la Sierra Tonante, a cui era vietato l’ingresso ai minori di 12 anni….
A me mancavano pochi mesi, ma nonostante tutto volevo salirci lo stesso…. Convinsi mio padre che mi ci portò nonostante non avessi ancora l’età precisa.
Per farmi contenta se ne assunse la responsabilità con l’addetto alla giostra, che scettico non mi voleva far salire (ero l’unica “bambina” presente in quel momento sull’ottovolante) Ebbene a quel primo giro fantastico, ne seguirono altri 3 nella stessa giornata!!!
Mentre io ridevo come una pazza insieme a lui che orgoglioso mi abbracciava, c’erano tanti adulti intorno a noi che piangevano o vomitavano!!
Quella volta che a 13 anni in una spiaggia deserta e desolata del Brasile, mi insegnò i primi rudimenti della guida sul nostro buggy preso a noleggio. Ricordo ancora le nostre risate e la mia perfetta inettitudine nel guidare (e un po’ mi è rimasta anche adesso!)
O ancora nei paesi arabi come Egitto e Tunisia dove era “costretto” a tenermi la mano quando passeggiavamo nei vari suk, per difendermi dalla morbosa curiosità dei cittadini locali, che essendo i primi anni del turismo occidentale, e non essendo ancora abituati, mi guardavano come fossi un’attrazione essendo una ragazzina bionda con i capelli lunghi e occhi azzurri
Come dimenticarsi poi della prima e ultima vacanza insieme con Lorenzo mio figlio? Siamo stati con tutta la famiglia a Cesenatico, il nostro luogo del cuore, dove abbiamo trascorso tutte le estati dai miei 4 anni ai 19.

Perdere un padre. Con Lorenzo mio figlio
Qui era bello vedere mio padre e Lorenzo camminare piano piano, nelle stesse strade che abbiamo percorso migliaia di volte, e fare le stesse cose che facevo da piccola insieme a lui!
Ce ne sarebbero ancora tanti di aneddoti da raccontare sui nostri viaggi, dove noi eravamo sempre in prima fila per cimentarsi in nuove avventure, nuove esperienze, e mia mamma che rassegnata ci seguiva dietro!
Mio padre a primo acchito poteva sembrare un tipo burbero e taciturno, a causa della sua stazza e della sua altezza, ma in realtà era un tipo giocherellone, sempre pronto alla battuta e agli scherzi, e sembrava non avere mai paura di niente. Da piccola lo consideravo una sorta di supereroe!
Mi piace pensare che un po’ della mia sfrontatezza, impulsività e anche ironia, nell’affrontare la vita, derivi da lui.
Mi mancherà.
MI mancheranno le nostre gare ai telequiz televisivi sulla geografia e la storia, (matematica non ci provavo neanche, lui era una specie di Einstein!) e mi mancherà la sua risata, ma spero che da lassù continui ad accompagnarmi nella mia vita che da ora in poi sarà più vuota, e che vegli su di noi!
Ciao Babbone!

Perdere un padre. Il mio babbone Renzo
Alla prossima
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Elisa
