Il Castello di Sammezzano, la meraviglia dell’ Oriente in piena Toscana

Il Castello di Sammezzano  che si trova nel Comune di Reggello , ( Firenze sud) è uno dei tanti gioielli del patrimonio storico culturale italiano  che purtroppo è stato dimenticato per tanto tempo.

Fu dimora dell’ eccentrico e solitario Marchese  Ferdinando Panciatichi Ximenes D’ Aragona, che lo trasformò e ampliò su base di un edificio già preesistente negli anni fra il 1843 e il 1889.

Il Castello di Sammezzano

Il Castello di Sammezzano

Influenzato dall’ onda dell’ Orientalismo, che in quegli anni vide nella città di Firenze la massima espressione, il castello esprime la passione del Marchese verso quelle terre lontane, che stranamente egli non aveva mai visitato, ma di cui aveva tanto letto; e proprio basandosi sui libri, fece costruire l’architettura del piano nobile con delle ispirazioni arabo-maghrebine ( Sala Bianca) a quelle  indo-persiane( Sala dei Pavoni) con esperimenti stilistici e giochi di luce studiati appositamente.

Croce e delizia del Marchese, il castello divenne, il riflesso della personalità complessa e isolata dello stesso.

Castello di Sammezzano Sala dei Pavoni

Castello di Sammezzano Sala dei Pavoni

Tutti i materiali di costruzione e i disegni di ogni singola sala, passavano sotto l’ attento esame del marchese, che nel  frattempo con il passare degli anni, divenne committente, architetto, ingegnere, e finanziatore del Castello, arrivando lui stesso a insegnare ai falegnami, agli artigiani ,ai  muratori e agli altri addetti ai lavori che reclutava nel paese , tutto il suo sapere.

Fece addirittura allestire nel Parco degli appositi forni, in cui cuocere le particolari ceramiche usate  per le piastrellature delle sale, per mantenere l’ esclusività dei manufatti.

Tutte le sale del piano nobile, sono comunicanti fra loro in modo da disegnare una  sorta di  labirinto, il cui significato era strettamente personale del Marchese, ma che lasciava libero arbitrio ai pochi eletti visitatori, a cui Ferdinando concedeva di entrare. Ogni sala infatti ospita iscrizioni, con armi araldiche, o altri ornamenti, sotto gli archi  o le finestre dell’ edificio, o disseminate lungo le pareti, che solo un occhio esperto può trovare e capire.

Castello Sammezzano Corridoio delle Stalattiti

Castello Sammezzano Corridoio delle Stalattiti

La maggior parte di queste iscrizioni comunque esprimono l’ amarezza, e la frustrazione di un uomo che a un certo punto della sua carriera di deputato del neonato Regno D’ Italia, decise di dimettersi, deluso da quelle che erano le manovre segrete politche : la sua delusione si esprime bene nell’ iscrizione riportata nella nicchia del Corridoio delle Stalattiti che tradotta dice :” Mi vergogno a dirlo , ma è vero: l’ Italia è in mano ai ladri, esattori, meretrici, e sensali che la controllano e la divorano. Ma non di questo mi dolgo, ma del fatto che ce lo siamo meritato!”

Che dite, può essere valido anche  adesso?

Castello Sammezzano Sala d'Ingresso

Castello Sammezzano Sala d’Ingresso

In realtà il Castello non è solo da vedere, ma anche da ascoltare, odorare e toccare. In ogni sala ora disadorna dai mobili, si può ascoltare la voce di Ferdinando, la cui essenza e anima ancora dimorano nel suo  Castello, e se stiamo attenti, ci accompagna nella visita, partendo dalla Sala d’ Ingresso, seguendo quell’ itinerario cronologico e logico che lui stesso faceva fare ai pochi visitatori cui consentiva l’ ingresso.

E noi visitatori spesso ammutoliti dalla bellezza della Sala d’Ingresso ricca di capitelli colorati, melograne  specchi e spesso il Giglio ( simbolo della città di Firenze)e dalle due porte alla cui sommità campeggia la scritta NON PLUS ULTRA, ovvero non esiste luogo più bello di questo ( la modestia di Ferdinando è superbiale!), non ci accorgiamo della scritta in termini gotici  davanti agli occhi, tanto grande da non essere vista; un grido violento  in cui dice sostanzialmente “Sempre non c’è scampo, è così e basta. Per avere successo nella vita si deve essere volgari ed infami. Altrimenti saremo condannati all’ oblio

Questa scritta racchiude quello che era il pensiero dominante del Marchese, sulla  società dell ‘epoca, e facilmente collocabile anche nella società odierna di oggi.

Castello Sammezzano Sala da Ballo

Castello Sammezzano Sala da Ballo

Da qui ogni sala è un susseguirsi di meraviglie  e magnificenze, come la Sala da Ballo interamente in bianco in cui si respira l’ atmosfera spagnola e i richiami all ‘Alhambra di Granada. Pensate che questa stessa sala è stata usata recentemente per il film  Tale of Tales ( il racconto dei racconti) con protagonisti Salma Hayek e Vincent Cassel.

Se si continua la visita sempre nell’ ordine di Ferdinando, ci si ritrova nel Corridoio delle Stalattiti,  dove tante stalattiti colorate pendono dal soffitto. Anche qui un altro messaggio seminascosto del nostro caro amico, racchiuso in una nicchia “O voi, c’havete gl’intelletti sani,mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li segni strani”.Una frase di Dante della Divina Commedia, la stessa scelta pure da Renè Guenon per iniziare il suo libro l’Esoterismo di Dante.

Castello Sammezzano Sala dei Pavoni

Castello Sammezzano Sala dei Pavoni

Perfino Dan Brown rimarrà affascinato da tale scritta e ci ha costruito sopra  l suo ultimo libro “Inferno”. La sostanziale differenza fra Ferdinando e Dante, è che il primo usa il termine “segni strani” mentre il secondo  usa “versi strani”.

Altri simboli esoterici o di origine massonica ci continuano a accompagnare nella visita, passando attraverso atre bellissime sale quali il Corridoio Bianco, la Sala dei Gigli e la Sala del Giuramento, fino ad  arrivare alla sala forse più famosa e fotografata , e simbolo stesso del Castello, la Sala dei Pavoni; qui siamo in India e la bellezza dei colori vividi e delle geometrie riesce quasi ad ipnotizzare!

Nella Sala degli Amanti , chiamata così perché sopra le porte ci sono i nomi di molti protagonisti dell’ epica e della letteratura medioevale, si trova un Ferdinando più maturo, rispetto al Ferdinando dell’ ingresso. Le scritte qui raffigurate ,sono quasi delle scuse al suo comportamento spesso contradittorio, non vuole la fama e il riconoscimento dalle persone mediocre, ma allo stesso tempo lo anela.

L’ orgogliosa e ostentata rivendicazione della propria “superiorità” e della propria “libertà politica”, incarnata nella costruzione del suo Castello, ha allo stesso tempo un prezzo molto alto e il suo capolavoro, ne diviene presto anche la sua prigione volontaria!

L’ultima sala è la Sala della Cappella, è già ci si stupisce per i colori qui presenti, non più colori sgargianti come il blu , rosso, o bianco, ma colori più tenui come il beige, che subito rilassano; cioè degna conclusione del viaggio introspettivo che lo stesso Ferdinando ci ha costretto a fare!

Castello Sammezzano il piano nobile

Castello Sammezzano il piano nobile

Ma anche qui il simbolismo ormai presente in ogni sala, la fa da padrone, nella presenza dell ‘altare, con sopra una croce cattolica, in un’ atmosfera che richiama però una moschea islamica e fra il  Calice e la Croce è collocato il simbolo massonico dell’occhio onnisciente.

Il messaggio è forse chiaro, tre religioni diverse, ma un unico Dio

Con la fine della visita del Castello si riesce meglio a capire la presentazione di una persona che ha racchiuso e edificato in mattoni, il suo pensiero, e la sua visone del mondo, denunciandone i mali del suo tempo con una forza e una rabbia che però si acquieta nella fede e in un’ unità che racchiuda tutti gli uomini indipendentemente dalla propria religione di appartenenza.

Castello Sammezzano Cupola Sala della Cappella

Castello Sammezzano Cupola Sala della Cappella

In tutto questo si racchiude la magia di Sammezzano, e il perché ad ogni apertura il il Comitato FPXA, il gruppo di volontari, riceva migliaia e migliaia di richieste per la visita., totalmente gratuita! Richieste che purtroppo non sempre possono essere esaudite .In quanto dopo tante vicissitudini ( dopo la morte del proprietario  , e dopo una breve parentesi come albergo ristorante di lusso intorno al 1970,  per 20 anni, è stato chiuso).

Al momento è di proprietà di una società italo-inglese che si propone tante opere di valorizzazione, ma causa mancanza di fondi,ha lasciato tutto in malora….. e ha permesso solo poche visite all ‘anno!

La  situazione sta sempre andando peggio considerando che   il castello di Sammezzano è andato varie volte all’asta, senza trovare mai un acquirente!

Un totale affronto al grande ingegno di Ferdinando!

Speriamo che qualche Ente del Turismo, o lo Stato stesso, possa accollarsi l’ onere, del mantenimento del Castello di Sammezzano, impedendo che una tale meraviglia, ritorni nell’ oblio!

Se volete vedere le foto del Castello clicca qui

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Alla prossima

Elisa

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Alessio Barontini
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Alessio Barontini

Bel castello, peccato per il suo completo stato di abbandono. Spero che questo articolo possa aiutare a far conoscere il posto a chi può dare una mano per farlo risorgere

adalgisa
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Bravi grazie